
La morte del diciottenne di Monopoli, precipitato dal balcone di un hotel a Lignano Sabbiadoro durante il viaggio d’istruzione con la propria classe, ha riportato al centro dell’attenzione una questione che da tempo preoccupa scuole e famiglie. Episodi simili, infatti, non rappresentano casi isolati, ma fanno parte di una lunga serie di tragedie che negli anni hanno segnato il mondo delle uscite scolastiche.
Secondo un’indagine condotta dal portale Skuola.net, dal 2015 a oggi uno studente ha perso mediamente la vita ogni anno nel corso di una gita. Un dato che potrebbe risultare persino più elevato se si includessero anche gli studenti stranieri deceduti durante soggiorni scolastici in Italia. Nemmeno la sospensione delle attività tra il 2020 e il 2022, dovuta alla pandemia, è riuscita ad azzerare il fenomeno.
Il clima di forte preoccupazione si riflette anche sulla partecipazione degli alunni ai viaggi d’istruzione. L’Osservatorio Gite Scolastiche di Skuola.net evidenzia infatti che circa il 40% degli studenti delle scuole superiori quest’anno non ha preso parte alle partenze organizzate dagli istituti. Tra le motivazioni principali emerge il rifiuto degli insegnanti di accompagnare le classi, indicato da circa uno studente su tre tra coloro che sono rimasti a casa.

Parallelamente cresce anche il dissenso tra i docenti. Una recente rilevazione pubblicata da La Tecnica della Scuola mostra che sette insegnanti su dieci sarebbero favorevoli a sospendere definitivamente viaggi e visite didattiche.
Alla base di questa posizione non ci sarebbero disinteresse o mancanza di disponibilità, bensì il peso di responsabilità considerate ormai eccessive. Sugli accompagnatori grava infatti la cosiddetta culpa in vigilando, che comporta obblighi civili e penali nei confronti degli studenti per tutta la durata della trasferta.
A ciò si aggiunge un altro aspetto particolarmente discusso: quello economico. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli insegnanti non ricevono alcun compenso specifico per accompagnare gli studenti. Con l’abolizione della diaria introdotta dalla legge n. 266 del 2005, è venuta meno anche l’indennità prevista per le trasferte sul territorio nazionale.

In alcuni istituti vengono riconosciuti compensi legati alle attività aggiuntive: 38,50 euro per ogni ora di insegnamento extra oppure 19,25 euro per attività funzionali svolte oltre il monte ore stabilito dal contratto. Talvolta viene previsto anche un rimborso forfettario attraverso la contrattazione interna. Tuttavia, sono pochissime le scuole che riescono realmente a retribuire i docenti impegnati nelle gite. Nella maggior parte delle situazioni, infatti, l’accompagnamento degli studenti avviene quasi interamente a titolo gratuito.
Molti insegnanti ritengono quindi eccessivo dover vigilare su gruppi composti da venti o trenta adolescenti per ventiquattro ore consecutive, gestendo eventuali bravate, incidenti notturni o situazioni imprevedibili. Tra le motivazioni più ricorrenti espresse dai docenti compare spesso la stessa frase: “Troppe responsabilità”.
Il tema della sicurezza durante le uscite scolastiche era già tornato al centro del dibattito nel 2015, considerato da molti un vero e proprio anno nero per i viaggi d’istruzione. Da allora, oltre ai casi mortali, si sono moltiplicati anche gli episodi che hanno richiesto l’intervento del pronto soccorso, spesso legati ad abuso di alcol, comportamenti pericolosi o litigi tra compagni.

Le tragedie non hanno coinvolto soltanto studenti italiani. Nel corso degli anni, infatti, diversi ragazzi stranieri hanno perso la vita durante soggiorni scolastici nel nostro Paese. Nel 2023, a Bolzano, un dodicenne tedesco è morto precipitando dal balcone di un albergo mentre giocava con alcuni coetanei.
Nel 2015 una studentessa greca di 17 anni perse la vita a Roma dopo essere caduta da un balconcino nei pressi della stazione Termini. L’anno precedente, a Palermo, un ventenne belga morì precipitando mentre tentava di scavalcare un parapetto. Sempre nella Capitale suscitò grande impressione il caso di uno studente svizzero di 16 anni, ucciso durante un gioco degenerato tra compagni.
Andando ancora più indietro nel tempo, si ricordano anche la morte di una tredicenne inglese, precipitata da una seggiovia a Claviere nel 2013, e quella di uno studente spagnolo di 18 anni, deceduto a Roma nel 2012 dopo una caduta da un muretto della metropolitana.
Letizia Demontis