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15 Maggio 2026

Reddito di Studio in Sardegna, il governo Meloni impugna la legge

Nonostante il braccio di ferro, da Cagliari trapela una volontà di mediazione. Luca Pizzuto, presidente di Sinistra Futura e primo firmatario della proposta di legge, si è detto sorpreso ma collaborativo

Si apre un nuovo fronte di tensione istituzionale tra il governo Meloni e la Regione Sardegna guidata da Alessandra Todde. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, ha deliberato di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge regionale n. 8 del 12 marzo 2026, che istituiva il Reddito di Studio (Rest).

Il provvedimento, approvato all'unanimità dal Consiglio regionale lo scorso marzo, era nato con l'obiettivo di sostenere il "ritorno sui banchi" dei cittadini adulti, offrendo un sussidio economico a chi, superata l'età scolare ordinaria, decidesse di conseguire la licenza media, il diploma o la laurea.

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Secondo Palazzo Chigi, la normativa sarda presenterebbe diversi profili di incostituzionalità. Nel mirino dell'esecutivo sono finiti tre punti cardine:

Invasione di campo: la legge eccederebbe le competenze statutarie della Regione, invadendo ambiti riservati alla legislazione dello Stato.

Ragionevolezza: verrebbe violato l'articolo 3 della Costituzione per contrasto con i principi di equità e coerenza normativa.

Copertura finanziaria: il governo solleva dubbi sulla tenuta economica della misura, citando la violazione dell'articolo 81, terzo comma, relativo all'obbligo di indicare con precisione le fonti di finanziamento.

Il Reddito di Studio è strutturato come un contributo mensile destinato a fasce d'età specifiche che solitamente restano escluse dai classici aiuti per il diritto allo studio:

dai 18 anni per chi punta alla licenza media, dai 25 anni per il conseguimento del diploma di maturità, dai 30 anni per percorsi di laurea o alta formazione.

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Nonostante l'impugnazione, la legge non viene sospesa automaticamente: il Rest resta tecnicamente in vigore e applicabile fino alla sentenza definitiva della Consulta, a meno che i giudici costituzionali non decidano diversamente.

Nonostante il braccio di ferro, da Cagliari trapela una volontà di mediazione. Luca Pizzuto, presidente di Sinistra Futura e primo firmatario della proposta di legge, si è detto sorpreso ma collaborativo:

"Siamo stupiti dall'ennesima impugnazione per rilievi esclusivamente tecnici. Affronteremo le osservazioni con spirito istituzionale e apporteremo le correzioni necessarie".

Pizzuto ha poi ribadito il valore politico della misura: "Il Rest è uno strumento di giustizia sociale contro la dispersione scolastica. Lavoreremo per modificare i punti critici senza rinunciare agli obiettivi sociali del provvedimento".

La parola passa ora ai giudici della Corte Costituzionale, che dovranno stabilire se il sogno della Sardegna di diventare un "laboratorio di formazione permanente" sia compatibile con l'architettura dei conti e delle competenze dello Stato.

 

@Redazione Sintony News