
Una mattinata al mare, un pomeriggio al parco o una serata di relax sul divano: per molte donne ogni momento può diventare quello giusto per aprire un libro. Non è soltanto una percezione, ma un dato che continua a emergere con forza anche nelle conversazioni quotidiane, spesso dividendo le opinioni.
A trasformare questa percezione in una realtà concreta sono però i dati Istat: in Italia le donne leggono più degli uomini, con uno scarto che supera gli undici punti percentuali. E in un Paese dove la lettura fatica ancora a diventare un’abitudine diffusa, questa differenza assume un peso tutt’altro che marginale.
Il paradosso italiano è evidente. Si pubblicano più libri che mai, ma si legge ancora troppo poco. Le opere editoriali sono passate da circa 6.300 nel 1926 a oltre 83 mila nel 2024: una crescita enorme, superiore a tredici volte rispetto a un secolo fa. L’offerta si è ampliata, mentre il digitale ha reso più accessibile la pubblicazione anche per piccole tirature e nuovi autori.
Nel 2025 gli e-book rappresentano l’11,1% dei formati disponibili e gli audiolibri il 2,5%, ma il volume cartaceo continua a dominare: circa sette lettori su dieci scelgono ancora esclusivamente la carta. Pagine da piegare, segnalibri dimenticati, libri lasciati aperti sul tavolo mentre tutto il resto corre veloce.

La lettura in Italia è cresciuta per decenni, per poi rallentare. Tra il 1965 e il 2010 la quota di persone sopra gli undici anni che aveva letto almeno un libro nell’arco di dodici mesi è salita dal 16,6% al 46,5%. Successivamente il dato è diminuito, stabilizzandosi attorno al 40%. All’interno di questa frenata emerge con forza il divario di genere: le donne leggono molto più degli uomini. E il dato riguarda la lettura scelta liberamente, non quella legata allo studio o al lavoro. È il tempo dedicato a un romanzo, a un saggio, a una pagina letta la sera tardi, spesso sottratto alla stanchezza e agli impegni quotidiani.
In un’Italia dove leggere deve competere con schermi accesi, notifiche continue, lavoro, faccende domestiche e affaticamento mentale, questa differenza racconta qualcosa di più profondo. Per molte donne il tempo libero non esiste. Eppure, proprio dentro giornate spesso sovraccariche, riescono ancora a ritagliarsi uno spazio personale da proteggere. La questione, quindi, smette di essere esclusivamente culturale e diventa anche sociale.
Leggere richiede una qualità sempre più rara: l’attenzione continuativa. Significa fermarsi, seguire una frase dopo l’altra, sottrarsi al rumore costante che invade ogni momento della giornata. I dati mostrano che le donne riescono a concedersi questo spazio più frequentemente. Forse perché per secoli sono state educate all’osservazione, all’ascolto e all’interpretazione degli altri. Oppure perché la lettura rappresenta una delle poche stanze mentali davvero private, un luogo dove nessuno interrompe per chiedere dove siano finite le chiavi, i calzini o la pazienza.

Il problema, però, riguarda l’intero Paese. Nel 2022 i lettori tra le persone di almeno sedici anni erano appena il 35% della popolazione. Un dato che collocava l’Italia al terzultimo posto nell’Unione Europea, circa venti punti sotto la Spagna e ventisei sotto la Francia. Nei Paesi nordici i lettori arrivano al 70% degli adulti. È un contrasto evidente: l’Italia custodisce un patrimonio culturale immenso, biblioteche straordinarie, città d’arte e musei celebri in tutto il mondo, ma davanti alla lettura continua a mostrare fragilità profonde.
La fascia che legge di più è quella più giovane. Tra gli undici e i quattordici anni la quota di lettori raggiunge il 58,2%, mentre nell’età adulta cala drasticamente. Anche questo racconta molto: da ragazzi si legge di più, poi la vita adulta presenta il conto. Arrivano il lavoro, gli spostamenti, la famiglia, la stanchezza e quella convinzione tossica secondo cui tutto ciò che nutre soltanto la mente debba sempre venire dopo il resto.
La lettura cambia anche in base al luogo in cui si vive e al livello di istruzione. Nel 2025 il Centro-Nord registra il 46,6% di lettori, mentre nel Mezzogiorno la quota si ferma al 30,6%. Tra i laureati legge il 71,9% delle persone; tra chi possiede al massimo la licenza media la percentuale scende al 19,5%, dato influenzato anche dalla maggiore presenza di anziani nei gruppi meno istruiti. La cultura, dunque, continua ad avere accessi molto diversi a seconda delle condizioni sociali e territoriali.

Nel frattempo, altri consumi culturali continuano a crescere. I musei statali e gli istituti simili sono passati da 110 nel 1929 a 453 nel 2024. I visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche statali sono aumentati da 2,8 milioni a quasi 61 milioni.
Anche il cinema resta la forma culturale fuori casa più diffusa: nel 2025 quasi una persona su due va almeno una volta all’anno in sala, con una crescita dal 40,7% del 1993 al 48,2%. Crescono anche teatro e concerti: il teatro passa dal 14,5% al 24,3%, mentre gli eventi pop e rock salgono dal 14,4% al 26,3%.
La cultura, dunque, continua a esistere e a muoversi. Le persone escono, visitano mostre, acquistano biglietti, partecipano a spettacoli. Ma la lettura resta diversa: richiede solitudine, concentrazione e un rapporto più intimo e silenzioso.
Oltre metà degli italiani tra i sedici e i settantaquattro anni utilizza Internet per leggere siti di informazione e giornali online, con una crescita di quindici punti rispetto al 2013. Nonostante questo, l’Italia resta ultima in Europa anche su questo indicatore.
Siamo sempre connessi, continuamente aggiornati, immersi in flussi di informazioni rapidissime. Leggiamo titoli, commenti, frasi spezzate, indignazioni istantanee. Ma il libro resta lì: silenzioso, senza notifiche, senza algoritmi che inseguono continuamente l’attenzione.
Forse è proprio per questo che i dati sulle donne colpiscono così tanto. Perché raccontano una fedeltà quotidiana alla cultura, meno appariscente ma più resistente. Le donne mantengono viva una relazione costante con la lettura proprio nel punto in cui il Paese mostra le maggiori difficoltà: la capacità di dedicare tempo alla curiosità, all’approfondimento e alla formazione personale.
Letizia Demontis