
Le redazioni restano silenziose, i siti non si aggiornano e le rotative si fermano. Oggi, 16 aprile 2026, i giornalisti e le giornaliste italiani tornano a scioperare per rivendicare un diritto che sembra essere diventato un miraggio: il rinnovo del contratto nazionale di lavoro.
Si tratta della terza giornata di mobilitazione di un pacchetto di cinque, proclamata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Il dato è senza precedenti: quella giornalistica è l’unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia a cui viene negato il rinnovo contrattuale da ben dieci anni. L'ultimo accordo, infatti, è scaduto il 1° aprile 2016.

Dall'ultima firma è cambiato il mondo dell'informazione, ma non le tutele per chi la produce. In dieci anni le redazioni si sono svuotate, diventando spesso "fantasmi", mentre i carichi di lavoro sono esplosi a causa della necessità di produrre contenuti per multipiattaforma (web, social, carta e video) a ritmi incessanti.
Nonostante l'aumento delle competenze richieste, le retribuzioni sono rimaste inchiodate al 2016, pesantemente erose da un'inflazione galoppante e da pratiche contrattuali che i sindacati definiscono "selvagge".
"Avere un contratto rinnovato non è un privilegio, ma un diritto sancito dalla Costituzione", si legge nelle note sindacali che accompagnano la protesta. Il riferimento è all'Articolo 21 (libertà di stampa) strettamente connesso all'Articolo 36 (diritto a una retribuzione dignitosa).
In Sardegna, la mobilitazione ha trovato il suo cuore pulsante a Cagliari. L’Associazione della Stampa Sarda (Assostampa) ha organizzato un presidio dalle 11 alle 13 in piazza Nazzari, davanti all'ingresso del mercato provvisorio.

"Siamo qui per raccontare ai cittadini che questa battaglia riguarda tutti", spiegano i rappresentanti sindacali dell'Isola. "Senza una corretta remunerazione non c’è libertà, e senza una stampa libera la democrazia è a rischio". L’appello è rivolto anche ai collaboratori esterni e ai precari, le figure più esposte ai ricatti economici e le prime vittime di un mercato che fatica a riconoscere il valore professionale dell'informazione.
La rottura con la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) appare profonda. Per dieci anni, secondo il sindacato, la controparte si è sottratta a un confronto serio, dipingendo le richieste di adeguamento salariale e normativo come pretese anacronistiche.
@Redazione Sintony News