
Una crisi diplomatica e religiosa senza precedenti sta scuotendo l’asse tra gli Stati Uniti e la Santa Sede. Il Presidente Donald Trump e Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost — primo pontefice americano della storia — sono protagonisti di un durissimo botta e risposta che segna il punto di rottura più profondo mai registrato tra l'amministrazione americana e il soglio di Pietro.
L'attacco è partito da Truth, la piattaforma social del tycoon, dove Trump ha lanciato una serie di invettive contro il Papa mentre era a bordo dell'Air Force One, definendolo un leader "debole" e un "pessimo politico".
Il Presidente americano non ha usato mezzi termini, arrivando a rivendicare il merito dell'elezione di Prevost. Secondo Trump, il collegio cardinalizio avrebbe scelto Leone XIV solo come mossa strategica per gestire il rapporto con la Casa Bianca: "Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano", ha tuonato il tycoon.
I punti critici sollevati da Trump: accusa il Papa di essere troppo accondiscente con l'Iran nucleare e di aver criticato ingiustamente l'intervento americano in Venezuela.
Trump ha rinfacciato alla Chiesa la "paura" provata durante il Covid, accusando il clero di non aver reagito con forza agli arresti di sacerdoti durante i lockdown.
Il tycoon ha contestato gli incontri del Papa con figure della sinistra americana, come David Axelrod.

In un affondo personale, Trump ha dichiarato di preferire Louis, fratello del pontefice, definendolo "totalmente Maga".
La risposta di Leone XIV è arrivata direttamente dal volo di Stato che lo sta conducendo in missione pastorale in Africa. Con una calma che è parsa a molti sprezzante, il Papa ha chiarito la sua posizione davanti ai giornalisti: "Non ho paura dell'amministrazione Trump. Io non sono un politico, parlo del Vangelo".
Leone XIV ha rivendicato il suo diritto e dovere di condannare la guerra, richiamando le nazioni al dialogo multilaterale e alla difesa degli innocenti. Ha poi lanciato un monito diretto al movimento MAGA: "Non si può abusare del Vangelo come stanno facendo alcune persone. Chi legge può trarre le proprie conclusioni".

Le parole di Trump hanno sollevato un'ondata di sdegno tra le alte sfere ecclesiastiche, sia negli Stati Uniti che in Italia.
Mons. Paul S. Coakley (Presidente Vescovi USA) si è detto "profondamente addolorato" per le parole denigratorie del Presidente, ribadendo che il Papa non è un rivale politico ma il Vicario di Cristo.
La CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha diffuso una nota di ferma vicinanza al Santo Padre, esprimendo rammarico per l'attacco e ricordando che la voce del Papa è un richiamo universale alla pace, non una controparte elettorale.
Mentre Trump esorta il Papa a "darsi una regolata" per non danneggiare la Chiesa Cattolica, il Vaticano sembra intenzionato a non arretrare di un passo sulla propria linea pacifista.
Dopo il durissimo affondo verbale contro Papa Leone XIV, Donald Trump ha alzato ulteriormente la tensione pubblicando sul suo profilo Truth un’immagine generata dall’Intelligenza Artificiale che lo ritrae in una veste mistica e quasi messianica.
Nella foto digitale, che sta facendo il giro del mondo, il Presidente degli Stati Uniti appare avvolto in una tunica bianca e rossa, mentre compie quello che sembra un gesto di guarigione: la mano destra è posata sulla fronte di un infermo, mentre dalla sinistra emana una sorta di luce divina.
Attorno a lui, un coro di figure simboliche in atteggiamento adorante: una dottoressa, un militare e altri cittadini, incorniciati dai classici simboli del patriottismo americano come l'aquila calva, la bandiera a stelle e strisce e la Statua della Libertà. Una rappresentazione che ha suscitato un'ondata di indignazione non solo tra i fedeli cattolici, ma anche all'interno di una fetta della sua stessa base elettorale, che giudica l'immagine "blasfema" e "fuori controllo".
@Redazione Sintony News