
Nessun cambio di rotta sulla successione di Pino Daniele. La Corte d’Appello di Roma ha messo un punto fermo sulla lunga battaglia legale che vede contrapposti i familiari dell'indimenticato "mascalzone latino", rigettando le istanze presentate dal figlio maggiore, Alessandro Daniele, e dalla seconda moglie del cantautore, Fabiola Sciabbarrasi.
I giudici capitolini hanno confermato la sentenza di primo grado del 2022, stabilendo che le volontà espresse dall'artista nel suo testamento del 2012 restano l'unico binario valido per la spartizione del patrimonio e dei diritti d’autore.

Il contenzioso, scoppiato nel 2017, ruotava attorno a due nodi principali che la Corte ha sciolto con nettezza. Alessandro Daniele chiedeva la restituzione di oltre 160 mila euro, basando la sua pretesa su un presunto accordo verbale che sarebbe intercorso tra gli eredi. I magistrati hanno però rilevato l’assoluta mancanza di prove concrete a supporto di tale intesa, giudicando la richiesta priva di fondamento.
Fabiola Sciabbarrasi puntava a ottenere una quota più consistente dei diritti legati all'imponente attività artistica del marito. Anche in questo caso, la Corte è stata irremovibile: non esistono margini per interpretazioni estensive che vadano oltre quanto scritto di proprio pugno dal musicista.
A guidare il verdetto è stata la precisione millimetrica con cui Pino Daniele redasse l'atto nel 2012, tre anni prima della sua scomparsa. Il documento distingue chiaramente tre categorie: Diritti d'autore (le canzoni e le composizioni); diritti connessi (legati alle interpretazioni e registrazioni);e beni mobili e immobili (case e proprietà).

La Corte ha ribadito che i diritti connessi spettano esclusivamente ai figli e non possono essere estesi alla seconda moglie. Per tutto il resto del patrimonio, la divisione deve avvenire in parti uguali tra gli eredi, esattamente come previsto dalla volontà testamentaria.
Con questa sentenza si chiude la fase di merito di una vicenda che per anni ha riempito le cronache non solo giudiziarie, ma anche musicali. La decisione dei giudici d’appello appare come un ritorno all'ordine e al rispetto letterale delle ultime volontà del cantautore napoletano.
Alle parti resta ora un’ultima, residua carta da giocare: il ricorso in Cassazione. Tuttavia
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