
Tre secoli sfiorati, due guerre mondiali attraversate e una vita intera passata a guardare la terra con il rispetto di chi sa che è lei a dare il ritmo a tutto. Vitantonio Lovallo, per tutti semplicemente "Zitòn", ha spento 112 candeline, conquistando ufficialmente il titolo di decano degli uomini d'Italia.
Nato ad Avigliano nel 1914, in un mondo che si apprestava a cambiare per sempre, Vitantonio è oggi il simbolo di una Basilicata arcaica e resistente. Il sindaco Giuseppe Mecca lo ha omaggiato definendolo "un pezzo autentico della nostra storia", un uomo che ha saputo restare ancorato alle proprie radici con una forza che sfida le leggi della biologia.

La vita di Zitòn non è stata solo fatta di silenzi e vigne. Durante il secondo conflitto mondiale, il destino lo portò lontano dai suoi monti: prima il fronte in Grecia, poi l'orrore dell'internamento come prigioniero militare in Germania.
A custodire la memoria di quegli anni bui è un diario di guerra, salvato e tramandato dalla nipote Sara. Tra le pagine scritte con grafia ferma, emergono i dettagli di un'esistenza appesa a un filo: viaggi infiniti su treni gelidi, lavori forzati sotto il cielo tedesco, la fame cronica, vinta solo dalla speranza incrollabile di rivedere la propria terra.
Quel diario oggi non è solo un cimelio di famiglia, ma un manifesto di resilienza: la testimonianza di chi ha deciso di sopravvivere per tornare a curare la vita, anziché distruggerla.

Il segreto di una longevità così straordinaria? Per Vitantonio non ci sono formule magiche, ma abitudini consolidate e una coerenza ferrea. Fino a 106 anni, Zitòn è stato visto lavorare attivamente nei campi, tra pecore e filari; fino a 108, non ha smesso di supervisionare le attività agricole della famiglia, dispensando consigli con la saggezza di chi ha visto passare le stagioni per oltre un secolo.
Curioso e iconico il suo rapporto con la modernità: non ha mai voluto guidare un'auto, né ha mai sentito il bisogno di imparare ad andare in bicicletta. Per lui, l'unico mezzo di trasporto degno di fiducia è rimasto il mulo, compagno fedele di una gioventù che sembra non finire mai.
Un'alimentazione rigorosamente legata al territorio. Legumi, molta frutta, verdure a chilometro zero e, fino a pochissimo tempo fa, l'immancabile bicchiere di vino fatto in casa.
Avigliano festeggia il suo cittadino più illustre, l'uomo che ha sconfitto il tempo restando semplicemente se stesso.
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