
L’Assemblea degli esperti della Repubblica islamica - organo composto da 88 religiosi con un mandato di otto anni - avrebbe indicato come nuova Guida suprema Mojtaba Hosseini Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso sabato scorso in un raid congiunto israelo-statunitense. In un primo momento anche Khamenei Jr. era stato dato per morto.
La riunione dell’organismo si sarebbe svolta online dopo che, il 3 marzo, la sede di Qom dove abitualmente si tiene l’assemblea è stata colpita da un bombardamento attribuito a Washington e Tel Aviv.
Chi è Mojtaba Khamenei
Nato a Mashhad nel 1969, Mojtaba Khamenei è il secondogenito dell’ex Guida suprema e da tempo rappresenta una figura influente nella Repubblica islamica. Pur non avendo mai ricoperto incarichi politici ufficiali di primo piano, per anni ha svolto il ruolo di consigliere chiave e uomo di fiducia nell’ufficio paterno, consolidando rapporti stretti con i Guardiani della rivoluzione e con il loro braccio paramilitare, i Basij, responsabili dell’ordine interno e della repressione delle proteste.
Nel corso del tempo è stato accusato di aver orchestrato dietro le quinte la repressione delle manifestazioni antigovernative, in particolare dopo le controverse elezioni del 2009 e durante le proteste del 2022 contro le norme sui diritti delle donne. In quelle circostanze avrebbe guidato o influenzato l’azione dei Basij, intervenuti con fermezza contro i dimostranti. L’alleanza con l’apparato di sicurezza e la capacità di muoversi attraverso reti di potere informali lo hanno reso uno dei nomi più discussi - e ritenuti tra i più probabili - per la successione al padre.

Israele: “Chiunque sarà nominato è un bersaglio”
Da Israele arriva un avvertimento netto. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che chiunque venga designato dal regime iraniano come successore di Khamenei “sarà inequivocabilmente un bersaglio da eliminare”.
«Qualsiasi leader indicato dal regime terroristico iraniano per proseguire il piano volto a distruggere Israele, minacciare gli Stati Uniti, il mondo libero e i Paesi della regione, oltre a opprimere il popolo iraniano, sarà un obiettivo certo da eliminare», ha dichiarato Katz. «Non importa come si chiami o dove si nasconda». Il ministro ha aggiunto che Israele continuerà ad agire «con tutta la forza, insieme ai nostri partner americani, per smantellare le capacità del regime e creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa rovesciarlo e sostituirlo», come riportato dal Times of Israel.
Proseguono i raid su Iran e Libano
La notte appena trascorsa è stata segnata da nuovi intensi bombardamenti in Medio Oriente. L’esercito israeliano ha reso noto di aver colpito “decine” di obiettivi in Iran, inclusi centri di comando a Teheran.
«Poco tempo fa, l’Aeronautica militare israeliana, su indicazione dei servizi di intelligence, ha completato un’ulteriore ondata di attacchi contro i centri di comando del regime iraniano in tutta Teheran», si legge nella nota ufficiale.
Anche il Libano è stato interessato dalle operazioni militari: il bilancio provvisorio parla di almeno 11 morti negli attacchi delle ultime ore tra la periferia sud di Beirut e Baalbek.
L’Iran: “Controllo totale dello Stretto di Hormuz”
Teheran, dal canto suo, ha annunciato il lancio di oltre 40 missili contro obiettivi statunitensi e israeliani. «Poche ore fa è iniziata la diciassettesima ondata dell’operazione True Promise 4, con il lancio di oltre 40 missili da parte delle Forze aerospaziali dell’Irgc verso obiettivi sionisti e americani», ha riferito l’agenzia Fars.
Il conflitto non si combatte soltanto con raid e missili, ma anche sul terreno delle rotte commerciali strategiche del Golfo. I pasdaran hanno dichiarato di esercitare il “controllo totale” dello Stretto di Hormuz, passaggio marittimo cruciale attraverso cui transita quotidianamente circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas.
Macron invia la Charles de Gaulle nel Mediterraneo
Anche l’Europa si muove, seppur in ordine sparso. Nelle ultime ore il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la portaerei Charles de Gaulle, attualmente nel Mar Baltico, farà rotta verso il Mediterraneo.
In un discorso alla nazione, Macron ha spiegato che Parigi “ha abbattuto droni per legittima difesa, fin dalle prime ore del conflitto, per proteggere lo spazio aereo dei nostri alleati”. Ha quindi criticato gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele, definiti “al di fuori del diritto internazionale”, aggiungendo tuttavia che “nessun boia” verrà “rimpianto”.
Infine l’annuncio: «Stiamo per costruire una coalizione per riunire mezzi, anche militari, al fine di ripristinare e mettere in sicurezza il traffico marittimo in Medio Oriente».
Letizia Demontis