Forte tensione nel sud del Libano, dove la Brigata Sassari sta completando il proprio schieramento lungo la “Blue Line”, la linea di demarcazione che separa il territorio libanese da Israele. Il quadro, già previsto come estremamente delicato, ha imposto il livello massimo di allerta ai militari italiani impegnati nella missione di pace.
L’atmosfera richiama alla memoria il precedente mandato dei “Dimonios”, quando l’unità si trovò a operare in un contesto segnato dall’escalation tra le forze di difesa israeliane e le milizie di Hezbollah. In quel frangente si arrivò al cessate il fuoco entrato in vigore alla fine di novembre 2024, che aveva consentito un parziale rientro dei civili nelle proprie abitazioni. In almeno due episodi, i caschi blu furono colpiti dall’esercito israeliano. Oggi, tra missili e droni lanciati verso Israele dal gruppo sciita, con tensioni concentrate sia nelle periferie di Beirut sia nel meridione del Paese, le strade risultano congestionate da continui spostamenti di persone che cercano riparo verso nord.
Nel frattempo, è in fase conclusiva l’avvicendamento con la Brigata Taurinense per l’assunzione del comando del settore ovest di Unifil, la forza multinazionale incaricata di vigilare sull’attuazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approvata nell’agosto 2006. Nei prossimi giorni la Brigata Sassari dovrebbe assumere ufficialmente la guida delle operazioni. Il contingente italiano, composto da circa 2.800 caschi blu, sarà guidato dal generale Andrea Fraticelli, comandante della “Sassari”. I militari italiani presenti sono complessivamente mille, oltre cinquecento dei quali appartengono proprio alla brigata sarda.
L’attuale offensiva che coinvolge il Libano si inserisce in un confronto più ampio che vede contrapposti Stati Uniti, Israele e Iran. L’escalation è stata innescata dagli attacchi aerei lanciati il 28 febbraio contro la Repubblica islamica di Teheran e altre località. La campagna congiunta, definita dal Pentagono “Operation Epic Fury” e, sul versante israeliano, “Operation Roaring Lion”, rappresenta il fulcro della tensione regionale in corso. Si tratta di un’operazione militare su vasta scala mirata a colpire strutture militari, apparati missilistici e centri di comando iraniani e che, secondo Washington e Tel Aviv, avrebbe l’obiettivo di “neutralizzare minacce strategiche” provenienti da Teheran.
Dal canto suo, l’Idf - l’esercito di difesa israeliano - ha dichiarato di essere pronto ad affrontare uno scenario con più fronti aperti. Tuttavia, il portavoce Nadav Shoshani ha precisato che al momento non sarebbero previste operazioni terrestri. Resta comunque un contesto in continua evoluzione, nel quale gli equilibri possono mutare di ora in ora e che coinvolge direttamente anche il contingente italiano dispiegato nell’area.
Letizia Demontis