
Una vicenda incredibile è avvenuta a Nagoya, capoluogo della prefettura di Aichi, in Giappone. Protagonista della storia è Takaba Satoru, che per vent’anni ha continuato a versare l’affitto dell’appartamento nel quartiere Nishi dove viveva con la moglie, Takaba Namiko, assassinata il 13 novembre 1999.
Il delitto, rimasto senza colpevole per due decenni, ha segnato profondamente la vita dell’uomo e del figlio della coppia, che all’epoca aveva soltanto due anni. Nonostante il trascorrere del tempo e l’assenza di sviluppi nelle indagini, Satoru non si è mai arreso. La sua decisione è stata tanto dolorosa quanto risoluta: continuare a sostenere le spese dell’abitazione per impedire che la scena del crimine venisse modificata e che le tracce lasciate dall’omicida andassero perdute.

La somma complessiva sborsata - 22 milioni di yen, pari a quasi 120mila euro - si è rivelata determinante. Nell’ottobre 2023, grazie a nuove analisi del Dna e al riesame degli elementi probatori rimasti intatti proprio per quella scelta, la polizia nipponica ha annunciato l’arresto di Kumiko Yasufuku, oggi 69enne ed ex compagna di scuola dell’uomo.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna, spinta dall’invidia per la serenità della famiglia Takaba, avrebbe pianificato l’omicidio di Namiko. Dopo vent’anni di attesa e sacrifici, l’identificazione e il fermo della responsabile hanno rappresentato un momento di sollievo e una forma di parziale pace per i familiari, segnati da un dolore protratto nel tempo.

In un’intervista rilasciata a un’emittente giapponese, Satoru ha chiarito le ragioni del suo gesto in un'intervista rilasciata a un'emittente giapponese: non un’ossessione, bensì il desiderio di poter dire un giorno a suo figlio di aver fatto tutto il possibile per assicurare alla giustizia chi aveva tolto la vita a sua madre. Qualunque fosse stato l’esito delle indagini, per lui era fondamentale che il ragazzo sapesse quanto il padre si fosse adoperato con ogni mezzo per ottenere verità e giustizia.
Letizia Demontis