
Il ritorno in grande stile di Massimo Giletti tra i ranghi del servizio pubblico si avvia verso una conclusione brusca e inaspettata. Dal prossimo 31 marzo, il talk show di approfondimento "Lo stato delle cose" non farà più parte del palinsesto di Rai3. Una decisione che arriva come un fulmine a ciel sereno, considerando il trend positivo della trasmissione e il consolidamento del giornalista come punto di riferimento del lunedì sera.
A sollevare il velo sulla vicenda è stato il quotidiano Domani, che indica una motivazione singolare dietro lo stop: l'esaurimento del budget. Secondo le indiscrezioni, i vertici di Viale Mazzini avrebbero sottostimato i costi di produzione necessari per portare a termine la stagione, trovandosi costretti a "congelare" il programma nonostante il successo di pubblico.

Raggiunto da Fanpage.it, Massimo Giletti ha affidato a tre parole cariche di sarcasmo la sua reazione: "Viva il merito". Un commento amaro che sembra suggerire come, dietro le ragioni contabili, possano celarsi dinamiche differenti.
I dati Auditel, infatti, raccontano una storia di riscatto. Dopo una partenza cauta, "Lo stato delle cose" ha saputo conquistare una platea fedele: share medio costantemente sopra il 7%, audience: oltre un milione di telespettatori a puntata. Rai3 è diventata stabilmente la terza rete più vista nel prime time del lunedì.
Numeri che, in contesti ordinari, avrebbero garantito una conferma immediata e blindata del titolo.

Dietro le quinte del servizio pubblico si rincorrono però voci su presunte tensioni editoriali. Lo stop arriva infatti a poche settimane dall'ospitata di Fabrizio Corona, unico spazio televisivo concesso all'ex re dei paparazzi per discutere lo scontro con Alfonso Signorini legato all'inchiesta "Falsissimo".

La scelta di Giletti avrebbe generato forti malumori nei corridoi di Cologno Monzese, spingendo la Rai a una successiva "puntata riparatrice" per bilanciare il racconto a favore della versione del conduttore di Canale 5. Un clima di tensione che, per molti osservatori, avrebbe pesato sulla decisione finale di chiudere i battenti anticipatamente.
Mentre la Rai si trincera dietro il silenzio ufficiale, resta l'incognita sul futuro di Giletti in azienda. Se la motivazione del budget dovesse reggere, si tratterebbe di un pericoloso precedente per le produzioni di punta del servizio pubblico. Se invece dovessero emergere ragioni politiche o editoriali, il caso "Giletti" sarebbe destinato ad alimentare nuove accese polemiche sul pluralismo e l'autonomia dell'informazione Rai.
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