
La rinuncia di Andrea Pucci al ruolo di co-conduttore della terza serata del Festival di Sanremo è arrivata all’improvviso, cogliendo di sorpresa la Rai e, con ogni probabilità, anche Carlo Conti, che lo aveva scelto per salire sul palco dell’Ariston. Dopo circa quarantotto ore di polemiche, l’artista ha ufficializzato il passo indietro attraverso un lungo comunicato, diffuso senza l’immagine provocatoria che aveva accompagnato l’annuncio iniziale, probabilmente poco prima di informare il direttore artistico.
In una prima fase, la decisione è stata ricondotta a una scelta personale, maturata dopo che Pucci si era trovato al centro di una bufera mediatica rapidamente trasformatasi in uno scontro politico. Secondo la sua valutazione, in quel contesto sarebbero venute meno le condizioni necessarie per salire sul palco e svolgere serenamente il proprio lavoro. Nonostante gli appelli a riconsiderare la rinuncia, compreso quello del presidente del Senato, non ci sarebbero stati ripensamenti né margini per un ritorno.
La posizione della Rai: “Un clima di intimidazione”
Sulla vicenda è poi intervenuta la Rai con una nota ufficiale, esprimendo «profondo rammarico» per la decisione del comico e collegandola alle «gravi minacce ricevute» e a un «clima di intimidazione» nei suoi confronti. L’azienda ha spiegato di comprendere la scelta, maturata nell’ambito di una valutazione responsabile orientata alla tutela della sicurezza personale dell’artista, della sua famiglia e della sua immagine professionale.
Nel comunicato, la Rai manifesta inoltre forte preoccupazione per un contesto di intolleranza e violenza verbale che avrebbe colpito un autore noto per una comicità non conformista. Una dinamica che, secondo la Rai, rischia di assumere i contorni di una forma di censura esercitata attraverso odio e pregiudizi e che dovrebbe allarmare l’intero mondo dello spettacolo. La nota si chiude con un messaggio di vicinanza ad Andrea Pucci e con l’auspicio di poter tornare presto a condividere il suo percorso artistico.
Meloni e il nodo del “doppiopesismo”
Il caso ha continuato ad alimentare il dibattito politico, con un intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tornando sulla vicenda, la premier ha difeso la libertà di satira e denunciato quello che definisce un evidente “doppiopesismo”. «Quando colpiscono me è satira, quando colpiscono la Schlein diventa sessismo?», ha dichiarato, ribadendo la propria contrarietà a criteri di giudizio differenti a seconda dei bersagli.
Meloni ha precisato di non conoscere personalmente Pucci e di non avere particolare familiarità con il suo lavoro prima delle polemiche, spiegando che la sua presa di posizione è legata a una questione di principio. In un’intervista al Corriere della Sera, ha sostenuto che la sinistra non condanni la satira quando prende di mira il governo, citando alcune vignette del fumettista e giornalista Mario Natangelo che negli anni l’hanno raffigurata in modo volutamente provocatorio.

Un caso amplificato dal palco dell’Ariston
Il ritiro di Pucci si inserisce in un contesto storicamente delicato per la comicità al Festival. Sanremo ha già riservato in passato accoglienze controverse ai comici: dalla freddezza mostrata nei confronti di Angelo Pintus nel 2015, alle critiche rivolte ad Angelo Duro nel 2023, fino ai fischi indirizzati a Maurizio Crozza nel 2013. Un bilancio tra esposizione e rischi avrebbe quindi convinto Andrea Baccan - ex tabaccaio, gioielliere e animatore turistico, oggi noto come Pucci - a fare un passo indietro.
Pur essendo abituato a dividere l’opinione pubblica, il comico non era preparato a un clamore di questa portata. Anche perché il rapporto con Carlo Conti era solido: negli ultimi anni il conduttore lo aveva voluto come ospite a Tale e quale show, ai Tim Music Awards e a I migliori anni, senza che emergessero criticità.
Autodefinitosi «l’unico comico di destra», Pucci ha spesso giocato sul politicamente scorretto, fino alla foto provocatoria con cui aveva annunciato la partecipazione a Sanremo, oggi rimossa. Nella scaletta del Festival, intanto, resta uno spazio ancora da colmare.