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14 Gennaio 2026

Quando la pelle diventa una spia della salute: si illumina se qualcosa non va

Pelle “intelligente” che si illumina se c’è malattia: una svolta per la medicina

Una scoperta scientifica potenzialmente rivoluzionaria apre nuove prospettive nel monitoraggio della salute: scienziati giapponesi sono riusciti a trasformare la pelle in un biosensore capace di illuminarsi in presenza di segnali di malattia. Il confine tra biologia e tecnologia si fa sempre più sottile grazie a questa innovazione, che potrebbe un giorno permettere controlli sanitari meno invasivi e più continui rispetto alle metodiche attuali.

La ricerca è stata condotta da un gruppo congiunto della Tokyo City University e dell’Università di Tokyo ed è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications. Nel corso degli esperimenti, i ricercatori hanno utilizzato cellule staminali della pelle geneticamente modificate per funzionare come sensori biologici. Queste cellule, innestate nei topi, si sono integrate con il tessuto cutaneo dell’animale e sono state in grado di tradurre segnali molecolari interni – come quelli legati a infiammazione, stress o altre condizioni patologiche – in segnali luminosi visibili dall’esterno, grazie alla produzione di proteine fluorescenti verdi.

L’idea alla base dello studio nasce dalla considerazione che gli approcci tradizionali al monitoraggio delle condizioni di salute, come le analisi del sangue o i dispositivi esterni come gli smartwatch, sono spesso invasivi o forniscono solo informazioni istantanee. «Il nostro obiettivo era creare un sistema biologicamente integrato – spiega Hiroyuki Fujita, coordinatore della ricerca, docente alla Tokyo City University e collaboratore di Canon Medical Systems – che consentisse una rilevazione continua con un’interpretazione intuitiva dei dati di salute».

Durante gli esperimenti, la pelle “tecnologica” è rimasta funzionale per oltre 200 giorni, grazie al naturale processo di rinnovamento dell’epidermide. Un risultato che indica come un sensore composto da cellule vive possa mantenere la propria attività nel tempo, senza la necessità di sostituzioni frequenti, a differenza di molti dispositivi artificiali.

Letizia Demontis