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14 Gennaio 2026

I fuochi di Sant’Antonio Abate in Sardegna aprono il tempo del Carnevale

Il 17 gennaio i paesi dell’isola rinnovano riti antichi tra falò, danze e credenze popolari dedicate al santo protettore degli animali

La Sardegna è una terra profondamente legata ai suoi riti e alla memoria collettiva. Ogni anno, il 17 gennaio, si celebra Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, una ricorrenza che tradizionalmente segna anche l’inizio del periodo carnevalesco. Il rito dei fuochi rappresenta un momento di passaggio e purificazione: i falò accesi la sera del 16 gennaio “divorano” simbolicamente ciò che appartiene all’anno trascorso e annunciano una rinascita che, sebbene lontana nel calendario, guarda già alla primavera.

Secondo la leggenda, Sant’Antonio avrebbe rubato una scintilla dagli inferi per donarla agli uomini, portando luce e calore nel cuore dell’inverno. Da qui nasce il valore simbolico del fuoco, elemento centrale della festa.

Il falò diventa così luogo di aggregazione e convivialità. Attorno alle fiamme si beve vino rosso, si condividono pane, formaggi, carni e dolci, mentre si canta, si suona l’organetto o si conversa, illuminati dal crepitio delle scintille. In molti paesi è tradizione compiere tre giri in senso orario e tre in senso antiorario attorno al fuoco, un gesto antico legato alla protezione e alla richiesta di una grazia.

Nomi, danze e credenze popolari

I falò assumono nomi, forme e ritualità diverse a seconda delle zone e dei materiali utilizzati. Nell’Oristanese il rito prende il nome di “Sas Tuvas”: tronchi cavi, privi di rami, vengono riempiti con fronde di alloro e accesi dall’interno, creando uno spettacolo suggestivo. Nel Nuorese si parla di “Sos Focos”, con il legname donato dalle famiglie e accatastato nella piazza della chiesa, mentre la statua del Santo attraversa il paese in processione. In Ogliastra la tradizione è conosciuta come “Sas Frascas”: frasche di macchia mediterranea, tra cui corbezzolo e lentischio, sprigionano profumi intensi e aromatici. A Dorgali, infine, “Su Romasinu” prevede l’uso esclusivo del rosmarino, che diffonde un aroma particolarmente penetrante.

Attorno al fuoco si eseguono danze tradizionali come il Bìcchiri o il Ballu Tzoppu, movimenti circolari e irregolari che richiamano antichi riti mediterranei e simboli di fertilità e rigenerazione. Con il calare della notte, poeti improvvisano ottave in rima mentre i tronchi ardono lentamente sotto il cielo di gennaio.

Sant’Antonio Abate è inoltre invocato come protettore degli animali e viene spesso raffigurato con un maialino, simbolo legato alla medicina popolare sarda. Il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio, oggi noto come herpes zoster, era una delle malattie più temute. La tradizione prevedeva rimedi a base di grasso di maiale e erbe aromatiche - come salvia, timo e menta - oppure olio d’oliva o latte, applicati sul corpo tracciando una croce. In altri casi si utilizzava la pietra focaia: le scintille, accompagnate da formule rituali, venivano direzionate sulla fronte del malato inginocchiato, in un gesto che univa fede, simbolismo e pratiche popolari di cura.

Letizia Demontis