News

Attualità
13 Gennaio 2026

Referendum sulla giustizia il 22 e 23 marzo

Gli italiani chiamati a confermare o respingere la riforma che separa le carriere dei magistrati e modifica il CSM

Il Consiglio dei ministri ha stabilito che il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Nelle stesse giornate gli elettori saranno chiamati a votare anche per le elezioni suppletive, necessarie a sostituire deputati e senatori eletti nei collegi uninominali rimasti senza rappresentanza.

Il referendum è di tipo confermativo e, come previsto dalla Costituzione, non è previsto alcun quorum: la riforma entrerà in vigore solo se la maggioranza dei voti espressi sarà favorevole. In caso di vittoria dei No, resterà in vigore l’attuale assetto del sistema giudiziario.

La riforma sottoposta al voto interviene in modo significativo sull’organizzazione della magistratura. Il punto centrale è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che oggi appartengono allo stesso ordine giudiziario e seguono un percorso professionale comune. Con il nuovo testo, i due ruoli avrebbero carriere completamente distinte.

Un altro elemento chiave riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di autogoverno dei magistrati. La riforma prevede la sua suddivisione in due organismi separati: uno per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente. È inoltre previsto il sorteggio di una parte dei componenti dei nuovi CSM, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il peso delle correnti interne.

Il testo introduce anche una nuova Alta Corte disciplinare, organismo autonomo incaricato di valutare eventuali illeciti e sanzioni nei confronti dei magistrati. Le modifiche riguardano diversi articoli del Titolo IV della Costituzione e riscrivono, tra gli altri, l’articolo 104, che disciplina l’indipendenza della magistratura.

Sul tema il mondo politico è diviso: il centrodestra sostiene il Sì, ritenendo che la separazione delle carriere possa rendere la giustizia più chiara e imparziale. Gran parte dell’opposizione e l’Associazione Nazionale Magistrati esprimono invece forti perplessità, temendo che la riforma possa indebolire l’autonomia della magistratura e aumentare l’influenza della politica sul sistema giudiziario.

Letizia Demontis