
Il fuoco come simbolo di comunità, identità e buon auspicio per l’anno nuovo. Anche quest’anno Arborea ha rinnovato il rito del Panevin, l’antica tradizione di origine veneta che, nel cuore della Sardegna, continua a raccontare una storia di migrazioni, lavoro e integrazione culturale.
Il grande falò propiziatorio, acceso nei giorni dell’Epifania, richiama un’usanza profondamente radicata nel Veneto e nel Nord-Est italiano: bruciare l’anno vecchio per salutare quello nuovo, affidando alle fiamme speranze e desideri. Una tradizione che ad Arborea è diventata parte integrante dell’identità locale, grazie alla presenza storica delle famiglie venete, friulane ed emiliane arrivate nel territorio durante la bonifica del primo Novecento.

L’iniziativa, molto partecipata, è stata rilanciata anche sui social, attirando l’attenzione ben oltre i confini regionali. Tra i messaggi di apprezzamento, spicca quello di Luca Zaia, che ha dedicato un post al Panevin di Arborea, sottolineando il valore delle tradizioni venete “che continuano a vivere e a scaldare le comunità anche lontano dalla loro terra d’origine”.
Un riconoscimento simbolico ma significativo, che rafforza il legame storico e culturale tra Arborea e il Veneto, e che dà ulteriore visibilità a una comunità capace di custodire le proprie radici senza rinunciare al dialogo con il territorio che la ospita.
Il Panevin non è solo un falò: è un momento di incontro tra generazioni, di condivisione attorno al fuoco, tra racconti, vino e sapori locali. Un rito collettivo che, anno dopo anno, rinnova il senso di appartenenza e restituisce valore alla memoria.
@Redazione Sintony News