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16 Dicembre 2022

Tommaso Zorzi su Cristina D’Avena: “Ho capito perché il gatto lo voleva nero”

L’influencer Tommaso Zorzi si inserisce nella polemica nei confronti di Cristina d’Avena

Cristina d’Avena è stata travolta dalle critiche per aver accettato di cantare alla festa di Fratelli d’Italia. In tanti sono rimasti delusi dalla sua decisione dato che è sempre stata elevata a paladina della comunità LGBTQ+. Tra le polemiche si aggiunge anche quella dell’influencer Tommaso Zorzi che lancia una battuta su Twitter scatenando ulteriori polemiche.

Tommaso Zorzi ha scritto su Twitter: "Ho appena capito perché Cristina D'Avena il gatto lo voleva nero". Il tweet è diventato virale e subito è stato preso di mira dai fan della cantante d’Avena. I fan hanno voluto precisare che la canzone “Volevo un gatto nero” non è stata cantante originariamente dalla star delle sigle dei cartoni animati. Tra i commenti si legge: "A parte che non era una sua canzone. Ma poi tu, che l’hai pure conosciuta, dovresti saperlo che non è affatto come è stata dipinta oggi. Ma invece di difenderla, ti conviene cavalcare l’onda della polemica sterile e degli insulti immotivati per poter avere della visibilità in più".

Tra le critiche c’è anche chi ricorda la partecipazione di Tommaso Zorzi al Maurizio Costanzo Show in cui ballava sulle note di “Io sono Giorgia”, che inoltre ha contribuito a lanciare lui stesso.

La canzone “Volevo un gatto nero” era cantata da Vincenca Pastorelli, però è anche vero che Cristina ha più volte cantato il brano. Dopo quarant’anni di carriera, è la prima volta che la cantante si ritrova al centro delle polemiche. Cristina ha risposto alle polemiche pubblicando un post su Facebook spiegando perché la sua presenza alla manifestazione non sia in contrasto con il suo impegno per i diritti civili.

"Cari amici, ho letto nel pomeriggio di ieri, sul web, commenti e considerazioni feroci sulla mia partecipazione alla festa di questa sera, in Piazza del Popolo a Roma. Non credo serva spiegare come mi sia sentita; preferisco ricordare a chi mi ha giudicato, forse con un po’ troppa fretta, chi sono. Da quarant’anni canto in tutti i posti dove sono ben voluta e accolta. Nelle piazze dei paesi, nei palazzetti delle città, nei teatri, in televisione, nelle feste LGBTQ+ e anche alle Feste dell’Unità. Nei Pride e al Vaticano. E sempre e ovunque con tutto l’impegno e la gratitudine possibili. Perché le mie canzoni non desiderano altro che portare allegria e spensieratezza a chi è cresciuto con loro e a chi le canta assieme a me. Tutti, nessuno escluso. E questo non è qualunquismo, ma libertà. Stasera, come tutte le altre, non porto ideologie, ma musica. Non mi schiero e non cambio pelle all’improvviso. Ho accolto un invito per cantare, non per militare sotto una bandiera. E se posso trasformare una polemica in qualcosa di più utile, vorrei fosse - questa - un’ottima occasione per dimostrare (se mai ce ne fosse ancora bisogno) che la musica unisce, include, conforta. Ho sostenuto, e sempre sosterrò, i diritti civili e l'amore universale che dovrebbe essere alla base della crescita di ogni essere umano. Canto Pollon, i Puffi, Memole, Occhi di Gatto, Mila e Shiro…. Sono inni di leggerezza e di fantasia… e di nessuna altra natura o pretesa. Vi voglio bene"

 

@Redazione Sintony News