
Dolly Parton, una delle figure più celebri e amate della musica statunitense, è morta martedì 26 agosto all’età di 80 anni. La cantautrice, interprete e autrice di brani entrati nella storia come “Jolene” e “I Will Always Love You”, aveva conquistato il pubblico di tutto il mondo grazie a una carriera capace di spaziare tra musica, cinema, televisione, imprenditoria e filantropia.
A comunicare la scomparsa è stato il nipote Bryan Seever, che si occupava anche della sicurezza della star. L’annuncio è arrivato attraverso un video pubblicato sui canali social ufficiali dell’artista.
La notizia ha sconvolto il mondo dello spettacolo. Nel corso di una carriera lunga decenni, Parton era riuscita a diventare una presenza trasversale, capace di parlare a generazioni e pubblici differenti. Le sue composizioni più celebri, da “Jolene” a “I Will Always Love You”, sono diventate autentici classici e hanno mantenuto intatta la propria popolarità nel tempo.
La scomparsa è avvenuta dopo mesi segnati da problemi di salute che avevano progressivamente ridotto le apparizioni pubbliche della cantante. Tra gli impegni ai quali aveva dovuto rinunciare figuravano una residency a Las Vegas e l’inaugurazione di NightFlight Expedition, una nuova attrazione del parco tematico Dollywood.
Secondo fonti vicine all’artista, negli ultimi mesi Parton aveva scelto di mantenere un profilo particolarmente riservato, evitando di parlare pubblicamente delle proprie condizioni. La malattia era stata confermata dai suoi rappresentanti attraverso una dichiarazione rilasciata alla rivista People.
Il comunicato ha riferito che la cantante aveva affrontato una “breve battaglia contro il cancro”, senza precisare quale forma tumorale l’avesse colpita. Secondo il tabloid statunitense TMZ, inoltre, Parton soffriva di problemi autoimmuni e renali.
I suoi rappresentanti hanno ricordato l’impegno con cui aveva dedicato la propria esistenza e la propria carriera a portare gioia, risate, speranza e integrità attraverso tutto ciò che faceva.
La nota ha inoltre spiegato che la musicista è deceduta al Vanderbilt-Ingram Cancer Center, circondata dai suoi cari.
Dall’infanzia in Tennessee alla fama mondiale
La parabola di Dolly Parton è iniziata in un contesto molto lontano dai riflettori che avrebbero caratterizzato la sua vita adulta.
Nata il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel Tennessee, era la quarta di dodici figli. La sua famiglia viveva in condizioni economiche difficili, ma era profondamente legata alla musica e alla fede.
Fin da bambina cantava in chiesa e alla radio. A soli 13 anni ebbe l’opportunità di esibirsi al Grand Ole Opry, uno dei luoghi simbolo della tradizione country americana.
La spiritualità rimase una componente importante della sua esistenza. Nel corso degli anni la cantante di “Jolene” aveva raccontato più volte di pregare ogni giorno. In un’intervista concessa a People nel 2020 aveva spiegato che la preghiera rappresentava per lei una fonte di conforto e sostegno nelle diverse circostanze della vita.
Nel 1964 si trasferì a Nashville, dove iniziò a costruire la propria carriera professionale. Tre anni più tardi pubblicò il suo album d’esordio, “Hello, I’m Dolly”, dando contemporaneamente avvio alla collaborazione con Porter Wagoner, personaggio fondamentale per la sua affermazione nel panorama country.
La definitiva consacrazione arrivò negli anni Settanta, quando Parton firmò alcune delle composizioni destinate a diventare pietre miliari della musica internazionale.
Nel 1973 uscì “Jolene”, uno dei pezzi più famosi del suo repertorio. L’anno seguente compose “I Will Always Love You”, destinata a vivere una seconda straordinaria stagione di successo nel 1992, quando Whitney Houston ne realizzò una celebre interpretazione.
Tra le altre opere più note figura “Coat of Many Colors”, brano autobiografico ispirato alla sua infanzia, mentre “Here You Come Again” rappresentò un passaggio significativo verso il pop.
Parton dimostrò così di poter superare i confini tradizionali della musica country senza rinunciare alla propria identità artistica.
Il passaggio al cinema arrivò nel 1980, con il debutto in “Dalle 9 alle 5... orario continuato”, nel quale recitò accanto a Jane Fonda e Lily Tomlin. La pellicola riscosse un notevole successo e il brano “9 to 5” divenne un vero e proprio simbolo del mondo del lavoro femminile.
Parton proseguì quindi la carriera sul grande schermo prendendo parte a film come “Il più bel casinò del Texas”, “Nick lo scatenato” e “Fiori d’acciaio”, consolidando la propria fama anche come interprete cinematografica.
Nel 1986 inaugurò Dollywood, il parco divertimenti del Tennessee dedicato anche alla valorizzazione della cultura degli Appalachi. Parallelamente, la cantante sviluppò un articolato percorso imprenditoriale, ampliando le proprie attività nei settori della musica, della televisione, del cinema e delle produzioni artistiche.
Una parte essenziale dell’eredità lasciata da Dolly Parton riguarda il suo impegno filantropico. Nel 1995 fondò la Imagination Library, un programma nato per distribuire gratuitamente libri ai bambini. L’iniziativa fu concepita anche in memoria del padre, che non aveva avuto la possibilità di imparare a leggere.
Con il passare degli anni, il progetto si è esteso a diversi Paesi, raggiungendo milioni di famiglie. Durante la pandemia di Covid-19, Parton donò inoltre un milione di dollari alla ricerca sul vaccino condotta presso la Vanderbilt University del Tennessee.
La sua attività a favore della collettività è stata ricordata anche dai suoi rappresentanti dopo la morte. Nel comunicato diffuso dalla famiglia e dal suo entourage è stata evidenziata la sua straordinaria generosità e la costante disponibilità ad aiutare gli altri.
La nota ha sottolineato come il lascito dell’artista comprenda sia i milioni di libri distribuiti attraverso la Imagination Library sia il sostegno alla ricerca scientifica che contribuì allo sviluppo di un vaccino contro il Covid-19 utilizzato in tutto il mondo.
Una leggenda oltre il genere country
Nel 2023 Dolly Parton è entrata nella Rock & Roll Hall of Fame, coronando una carriera eccezionale.
Nel corso della sua attività ha venduto oltre 100 milioni di dischi e scritto migliaia di canzoni. È riuscita a muoversi tra country, pop, cinema e televisione conservando una personalità artistica immediatamente riconoscibile.
La sua scomparsa è arrivata pochi giorni dopo un’intervista nella quale aveva lasciato intendere di avere ancora numerosi progetti. In un colloquio pubblicato appena quattro giorni prima della morte, Parton aveva dichiarato di avere ancora “tante cose da realizzare”, promettendo di continuare a lavorare finché ne avesse avuto la possibilità per vedere concretizzarsi i propri obiettivi, come riportato da People.
Secondo quanto riferito da fonti vicine alla famiglia, nei prossimi giorni sarà celebrata a Nashville una cerimonia privata.
Con la morte di Dolly Parton scompare una delle personalità più rappresentative della cultura americana contemporanea. Dalle difficili origini nel Tennessee alla fama internazionale, la sua vicenda personale e professionale ha attraversato musica, cinema, televisione, attività imprenditoriali e iniziative benefiche, lasciando un’eredità destinata a rimanere ben oltre il mondo dello spettacolo.
@Redazione Sintony News