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17 Marzo 2026

"Housing First" a Cagliari: 12 case per chi vive in povertà estrema

Il Comune riqualifica immobili pubblici e offre mini alloggi con percorsi di autonomia a famiglie fragili, persone dimesse da strutture sanitarie e detenuti prossimi al fine pena

Il Comune di Cagliari avvia un intervento per contrastare la mancanza di alloggi che colpisce numerosi cittadini in condizioni di fragilità sociale. Secondo le stime riferite all’area metropolitana, oltre 400 persone sono alla ricerca di una sistemazione dignitosa o di un sostegno concreto per ricostruire il proprio percorso di vita.

Le cause che portano a questa situazione sono molteplici: difficoltà economiche, marginalità sociale, percorsi di reinserimento dopo la detenzione, episodi di violenza o fenomeni di discriminazione. Si tratta di realtà diverse che condividono la stessa necessità: trovare un luogo sicuro dal quale ripartire.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Il progetto “Housing First” e la riqualificazione degli immobili comunali

Per dare una risposta a questa esigenza, l’amministrazione comunale ha avviato il progetto “Housing First”, basato sulla riqualificazione di alcuni edifici di proprietà pubblica che saranno trasformati in dodici minialloggi. L’iniziativa prevede anche un percorso di accompagnamento professionale per aiutare i beneficiari a raggiungere una maggiore autonomia.

Secondo l’Assessora alle Politiche Sociali Anna Puddu, «Il progetto è finalizzato a dare una nuova versione rispetto alle politiche di contrasto alla povertà estrema, che in Italia erano tradizionalmente concepite come grandi dormitori dove le persone in grave difficoltà condividevano gli spazi. Qui invece partiamo dal principio fondamentale del diritto alla casa, dell’autonomia e della possibilità di vivere senza limitazioni di orario nelle strutture. Offriamo mini alloggi che restituiscono dignità alle persone, accompagnate da un’équipe multiprofessionale per sviluppare progetti di emancipazione sociale».

Il principio su cui si fonda il progetto è quello di partire dalla casa come primo passo verso il reinserimento sociale. In alcuni casi l’alloggio consentirà il ricongiungimento di nuclei familiari; in altri permetterà a due persone dimesse da strutture ospedaliere di condividere lo stesso appartamento, organizzando insieme la gestione quotidiana della vita domestica. Le abitazioni previste sono otto bivani e quattro monolocali situati negli edifici di via Verdi, via Piave e via Tiziano.

 

 

Destinatari degli alloggi e percorsi di autonomia

I destinatari principali sono famiglie monogenitoriali o bigenitoriali che vivono situazioni di disagio particolarmente evidente, oppure nuclei con figli con disabilità. Gli appartamenti potranno accogliere anche persone che hanno appena lasciato strutture sociali o sanitarie e che non dispongono di una casa adeguata nel periodo immediatamente successivo alle dimissioni.

Puddu sottolinea: «Inizialmente, essendo gli alloggi solo 12, abbiamo voluto rispondere a criticità specifiche: nuclei familiari disgregati, persone che occupano posti letto ospedalieri perché mancano strutture di convalescenza e, in parte, detenuti che pur avendo diritto alla detenzione domiciliare non possono usufruirne per assenza di una casa o di una famiglia».

Il progetto non prevede soltanto una sistemazione temporanea. A tutti gli ospiti sarà garantito un servizio professionale di presa in carico all’interno dell’abitazione, con l’obiettivo di accompagnarli gradualmente verso una soluzione stabile e indipendente.

 

Nel dettaglio, nove mini alloggi saranno destinati alle famiglie, per un totale di circa ventiquattro persone, minori compresi. Due appartamenti potranno accogliere fino a sei individui dimessi da strutture sanitarie, mentre un’unità abitativa sarà riservata a due detenuti con un residuo di pena inferiore a diciotto mesi che, a causa dell’assenza di una casa, non possono accedere alla detenzione domiciliare.

Puddu conclude: «I risultati più significativi li vediamo già durante l’inserimento: gli occhi dei bambini che brillano e tante persone che ricevono per la prima volta nella vita le chiavi della propria casa ci danno fiducia. Contiamo di ampliare il progetto, così che l’Housing First non sia più una misura sperimentale, ma diventi un intervento strutturale dell’amministrazione comunale».

 

 

Letizia Demontis