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9 Gennaio 2026

Meloni, la sfida del 2026: «L'Italia corre, ora servono riforme e stabilità»

Nella conferenza stampa di inizio anno, la Premier traccia il bilancio: dalla tenuta economica al nuovo Piano Mattei, fino al nodo delle riforme costituzionali

Tre ore di domande, un confronto a tutto campo e un messaggio chiaro: il governo Meloni non ha intenzione di cambiare passo. Nella tradizionale conferenza stampa di inizio anno (slittata ai primi di gennaio), la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha delineato la rotta politica ed economica per il 2026, anno che definisce "decisivo per il consolidamento del Paese".

Accompagnata dai vertici dell'Ordine dei Giornalisti e dell'Associazione Stampa Parlamentare, la Premier ha affrontato i temi caldi che stanno agitando il dibattito pubblico, partendo dalla solidità della maggioranza fino alle grandi sfide geopolitiche.

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Il primo pilastro dell'intervento ha riguardato la tenuta finanziaria. Nonostante il contesto internazionale complesso e i tassi di interesse che hanno pesato sulle famiglie, Meloni ha rivendicato i risultati della manovra finanziaria. Occupazione: dati record che, secondo la Premier, dimostrano l'efficacia del taglio del cuneo fiscale.

Debito e Pil: l'Italia cresce più dei partner europei (Germania in testa), un segnale di fiducia che i mercati starebbero già recependo.

Inflazione: un calo che permette di guardare con moderato ottimismo ai consumi interni nel corso dell'anno.

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Sul fronte interno, la battaglia si sposta sulle riforme istituzionali. Meloni ha difeso con forza il progetto del Premierato, definendolo "la madre di tutte le riforme" per garantire stabilità ai governi futuri e restituire centralità al voto dei cittadini.

«Voglio un'Italia in cui sia il popolo a decidere chi governa e per quanto tempo, mettendo fine alla stagione dei giochi di palazzo», ha scandito la Premier.

Sull'Autonomia differenziata, ha rassicurato le regioni del Sud: «Non ci saranno cittadini di serie B, i Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) sono la nostra priorità e garanzia di unità».

In un mondo segnato dai conflitti in Medio Oriente e Ucraina, Meloni ha riaffermato la posizione atlantista ed europeista dell'Italia, ponendo però l'accento sulla nuova centralità nel Mediterraneo grazie al Piano Mattei.

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La Premier ha sottolineato la riduzione degli sbarchi grazie agli accordi con i Paesi del Nord Africa (Tunisia e Libia in primis), pur ammettendo che la sfida resta strutturale e richiede una risposta corale dell'Europa.

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Non sono mancate le domande più insidiose, dalle inchieste che hanno sfiorato esponenti della maggioranza al caso Pozzolo. Meloni ha ribadito la linea della fermezza e dell'etica pubblica: «Chi sbaglia paga, non ci sono sconti per nessuno. Ma non accetto processi mediatici basati sul nulla». Sulla riforma della giustizia, ha confermato l'impegno per la separazione delle carriere, giudicata essenziale per un processo più equo.

La conferenza si è chiusa con un appello alla coesione nazionale. La Presidente ha ribadito di non temere il confronto elettorale o i referendum, convinta che la "politica del fare" stia pagando in termini di consenso. Il 2026 sarà l'anno in cui i cantieri del PNRR dovranno mostrare i primi grandi frutti tangibili sul territorio.

 

 

@Redazione Sintony News