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15 Marzo 2021

Microplastiche negli oceani, foraminiferi a rischio entro il 2100

Università di Cagliari rivela microorganismi presenti nel mare all' inzio della catena alimentare

Le microplastiche disperse negli oceani hanno effetti estremamente negativi sulla vita dei piccoli organismi marini, mettendo a rischio il ciclo vitale di tutte le specie e la loro funzione regolatrice dell’ecosistema globale. È il risultato della ricerca “Plastics, (bio)polymers and their apparent biogeochemical cycle: an infrared spectroscopy study on foraminifera”, pubblicata dalla rivista “Enviromental Pollution” e firmata da Giovanni Battista De Giudici, Carla Buosi e Daniela Medas, specialisti del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Cagliari con alcuni ricercatori di altri atenei.

L’attività si è concentrata sugli effetti delle microplastiche di produzione industriale (che contengono il plasticizzante DEHP) sui gusci e il citoplasma dei foraminiferi, organismi marini unicellulari, presenti ovunque nel mare e che rappresentano uno degli ingressi verso la catena alimentare. Un effetto positivo della presenza in mare di molte specie dei foraminiferi è determinato dal loro guscio di carbonato di calcio che aiuta nel riassorbire la CO2 atmosferica.

I risultati della ricerca dimostrano che le microplastiche sono presenti nel guscio e nella cellula dei foraminiferi analizzati. Studiando lo spettro composizionale delle cellule, è stato dimostrato per la prima volta che la presenza delle plastiche induce uno stress cellulare in questi microrganismi. Inoltre, il plasticizzante DEHP viene incorporato nella cellula ed anche nel guscio.

“Queste osservazioni inducono a pensare che l’inquinamento chimico combinato con l’acidificazione delle acque possa portare alla scomparsa dei foraminiferi entro il 2100 – spiega il prof. De Giudici - Un’eventualità da scongiurare, perché i foraminiferi sono una componente fondamentale dell’ecosistema e la loro biodiversità e abbondanza sono elementi essenziali per la resilienza ambientale rispetto ai Global Changes”.

La ricerca dimostra come la plastica sia un inquinante pericoloso delle acque e la sua presenza è talmente abbondante nei sedimenti fluviali e marini che gli effetti di questa situazione devono destare notevoli preoccupazioni. L’Università di Cagliari ha da tempo avviato campagne di sensibilizzazione (l’ultima in ordine di tempo è stata il contest “UniCa per lo Sviluppo sostenibile”) e azioni concrete, come la riduzione degli imballaggi di plastica nei distributori automatici per limitare il più possibile l’inquinamento da sostanze plastiche.

Lo studio cagliaritano è stato realizzato in collaborazione con ricercatrici e ricercatori di altri atenei e centri di ricerca italiani ed esteri: Giovanni Birarda e Lisa Vaccari (Elettra sincrotrone Trieste); Francesca Caridi ed Anna Sabbatini (Università Politenica delle Marche); Letizia di Bella (Università La Sapienza); Martina Pierdomenico (CNR-IAS); Maria Antonietta Casu (CNR); Arthur Surowka (AGH) e Carlo Meneghini (Università Roma Tre)