News

10 Marzo 2020

Coronavirus: censurato nelle chat cinesi dal 2019

L'Universitą di Toronto ha ricostruito come il governo cinese abbia censurato nelle piattaforme di chat tutto cią che riguardava il Coronavirus, fin dal dicembre 2019

Un laboratorio della Munk School of Global Affairs dell'Università di Toronto, chiamato Citizen Lab, ha ricostruito come il governo cinese abbia censutato tutto cià che era legato alle informazioni sul Coronavirus nelle piattaforme di chat cinesi, a partire da fine dicembre 2019.

Una mossa allucinante che probabilmente non ci farebbe stare in questa situazione oggi, ma la Cina ha iniziato a censurare sui social nazionali ogni informazione relativa al Coronavirus a partire dal 31 dicembre 2019. Grazie alla ricerca dell’Università di Toronto hanno confermato in ogni dettaglio come è stata gestita l'azione governativa sul servizio di messaggistica istantanea WeChat e la piattaforma video YY. Utilizzatissime in Cina, alla pari del nostro Whatsapp e Telegram.

Il Covid-19, così definito dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), è un'epidemia emersa nella città di Wuhan all'inizio di dicembre 2019. L'Oms il 2 marzo 2020 ha dichiarato il virus un'emergenza sanitaria globale. Il dettaglio chiave è che il 31 dicembre stesso, quando è scattata la censura, la Commissione sanitaria municipale di Wuhan aveva pubblicato il suo primo avviso pubblico sulla malattia con termini che facevano riferimento a "una polmonite sconosciuta Wuhan" e "mercato del pesce di Wuhan", e YY di conseguenza ha iniziato a censurarli.

I social media cinesi perciò hanno iniziato a censurare i contenuti relativi alla malattia nelle prime fasi dell'epidemia e hanno bloccato un ampio spettro di  contenuti, con oltre un miliardo di utenti attivi mensili, WeChat è l'app di messaggistica più popolare in Cina. Utilizzata anche tra i medici che la utilizzavano per ottenere informazioni professionali dai colleghi. Tutto ciò però non è stato possibile. Il Governo cinese, sempre secondo Citizen Lab, ha di fatto ritardato il rilascio di informazioni pubbliche sull'epidemia, quando otto persone (tra le quali medici) hanno cercato di avvertire le persone dell'epidemia.

Dopo di che queste persone sono state messe a tacere e punite dalle autorità locali di Wuhan per "diffusione di voci" e "disturbo dell'ordine pubblico". 

Oltre a questo il 5 febbraio 2020, la Cyberspace Administration of China (CAC), l'agenzia governativa che regola il Web, ha rilasciato una dichiarazione pubblica sottolineando che sarebbero stati puniti i siti Web, le piattaforme e gli account responsabili di pubblicare contenuti "dannosi" e che diffondessero paura.

Citizen Lab ha potuto constatare che tra il 24 e il 25 gennaio 2020 almeno 40 persone sono state oggetto di avvertimenti, multe e/o detenzione amministrativa o penale se si parlava di Coronavirus.

 

@Laura Pace