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29 Ottobre 2012

Parolisi: cè un pentito che lo scagiona?

In un'intervista al Centro il legale del militare condannato all'ergastolo parla di un testimone che "sa tutto ma è stato ignorato"

La difesa di Salvatore Parolisi, il militare appena condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea, non si arrende al verdetto della giustizia e si mostra pronta al contrattacco. Valter Biscotti, avvocato del militare, intervistato dal quotidiano abruzzese Il Centro, parla di un “testimone che conosce la verità ma è stato ignorato”. C’è una zona d’ombra nel processo a Salvatore Parolisi. Esiste un collaboratore di giustizia che, interrogato nell’inchiesta parallela sul delitto di Ripe condotta dalla procura militare di Roma, descrive un altro scenario e indica ben altri colpevoli dell’omicidio di Melania Rea. Il pentito tira in ballo il famigerato clan dei casalesi, il gotha della camorra. L’avvocato Valter Biscotti rompe il silenzio su questo lato oscuro e inquietante del processo dell’anno terminato con la più pesante delle sentenze: l’ergastolo. Biscotti fa una vera e propria anticipazione, la prima, di quelli che saranno i motivi d’appello contro la condanna al carcere a vita, alla morte civile di Parolisi.

IL TESTIMONE ROMANO – Quando Colantonio chiede a Biscotti chi è l’assassino di Melania, il legale risponde:

«Non è un problema che mi devo porre. La sentenza di Cogne è un caposaldo di questo tipo di processi indiziari. Ma se lei legge la sentenza d’appello del delitto di Garlasco, che assolve Alberto Stasi, troverà questa frase: “nessuno pensi che la difesa debba portare l’altro colpevole”. L’onere della prova spetta all’accusa che nel processo a Parolisi ha ignorato le dichiarazioni fatte da un collaboratore di giustizia alla procura militare di Roma. Il pentito è l’ex fidanzato di una soldatessa. Ai magistrati militari ha fatto rivelazioni sulla caserma di Ascoli Piceno, su un incidente stradale in cui è rimasto vittima un collega di Parolisi che, a suo dire, non è stato un incidente, e su un clan, quello dei casalesi. Nessuno può dire se siano cose vere oppure false, sta di fatto che a Teramo non mi risultano indagini sulle dichiarazioni di questo pentito. Così come il pm che indagava su sette sataniche e caserma è stato definito matto. Non voglio andare oltre. Vedremo in appello qual è la verità sulla morte di Melania».