
Cagliari si conferma la provincia con gli stipendi più alti del Mezzogiorno, ma guadagnare di più non significa necessariamente avere più soldi da spendere. A pesare sui bilanci delle famiglie è soprattutto l’aumento del costo della vita, che nell’ultimo decennio ha corso più velocemente delle retribuzioni.
Il quadro emerge dal Geography Index Report 2026 dell’Osservatorio JobPricing, che fotografa l’andamento degli stipendi nelle diverse aree del Paese. In Sardegna la retribuzione globale annua media si attesta a 30.314 euro, valore che colloca l’Isola al quindicesimo posto tra le regioni italiane. Nel 2015 era pari a 25.569 euro: in dieci anni, dunque, l’incremento è stato del 18,6%. Nello stesso periodo, però, i prezzi in Sardegna sono aumentati del 23,3%, determinando una perdita di potere d’acquisto.
La situazione di Cagliari spicca nel panorama meridionale. Con una retribuzione globale annua media di 32.095 euro, la provincia occupa il 42esimo posto nella graduatoria nazionale ed è la prima del Mezzogiorno. Il dato resta comunque distante dalle aree con le buste paga più pesanti: Milano supera i 40mila euro annui, seguita da Trieste, Bolzano, Roma e Bologna.

Anche nel capoluogo sardo, però, l’inflazione ha cancellato una parte consistente dei progressi salariali. Dal 2015 le retribuzioni sono aumentate del 16,3%, mentre nello stesso periodo i livello dei prezzi è cresciuto del 22,8%. In sostanza, gli stipendi nominalmente sono più alti, ma non abbastanza da compensare il rincaro della vita quotidiana.
Ancora più marcata è la distanza tra Cagliari e le altre province sarde. Nuoro si colloca al 93esimo posto con 28.651 euro di retribuzione media annua, seguita da Oristano con 28.637 euro. Il Sud Sardegna è 97esimo con 28.495 euro, mentre Sassari scivola al 103esimo posto con 27.723 euro. Nell’ultimo anno soltanto Nuoro ha migliorato la propria posizione nella graduatoria nazionale.
Il fenomeno, comunque, non riguarda soltanto la Sardegna. In Italia la retribuzione globale annua media è arrivata a 33.798 euro, con un aumento del 14,2% rispetto al 2015. Nello stesso decennio l’inflazione è stata però del 22,6%: una forbice che corrisponde a una perdita di potere d’acquisto di 8,4 punti percentuali.
Il dato cagliaritano restituisce quindi un quadro a due facce: da una parte il primato salariale nel Mezzogiorno, dall’altra una crescita delle retribuzioni che non è riuscita a tenere il passo con quella dei prezzi. Una distanza che, al di là delle classifiche, si traduce nella vita quotidiana in una capacità di spesa inferiore rispetto a dieci anni fa.
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