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23 Febbraio 2020

L'Italia ai tempi del Coronavirus

Web, TG e social media oggi: contenitori di scene da film apocalittico. Scene tutte correlate alla nostra Italia. Un'Italia che grida all'emergenza. Un' Italia colpita dal Coronavirus. Ma non gridiamo giÓ alla catastrofe e alla fine del mondo.

“In una cittadina mai nominata, un automobilista fermo al semaforo si accorge di essere diventato cieco. Decide quindi di recarsi da un medico per capirne il problema, ma anche costui diventa a sua volta cieco entrandoci in contatto. Inizia così un contagio virale con tutte le persone che interagiscono con il primo paziente. Ben presto il numero dei contagiati sale e per limitare i danni vengono tutti messi in quarantena in un ex manicomio; la vicenda diventa ben presto un caso mondiale…” questa è solo la trama di un libro di fantasia di Saramago del 1995, “Cecità”, ma leggendo meglio qualcuno avrà sicuramente notato una certa somiglianza con la realtà attuale.

Ebbene sì, il mondo di oggi sembrerebbe non discostarsi molto da questo libro.

Perché chiunque volente o nolente, è venuto a contatto con le informazioni e i video che stanno circolando ultimamente sul web, TG e social media. Contenitori di scene da film apocalittici che sono però correlate alla nostra realtà, alla nostra Italia. Un'Italia che grida all’emergenza. Un'Italia colpita dal Coronavirus.

Ad oggi, infatti, il numero delle persone contagiate sale a più di 152, due i morti. E non si parla di contagi di cecità come nel libro di Saramago, ma del fantomatico “virus cinese”. Un virus che ha fatto la sua comparsa qua in Italia facendo nascere il primo focolaio. Isolati quindi tutti i comuni dove si trovano queste persone o chi ne è venuto in contatto. Portando ad un Nord Italia blindato, che va dalla Lombardia al Piemonte fino al Veneto; con sospensione di carnevali (tra i quali, quello più famoso di Venezia); alle sfilate della Fashion Week fatte a porte chiuse come quella di Giorgio Armani e di Laura Biagiotti; sia alla chiusura e alla sospensione delle attività di scuole ed università per una settimana. Previste multe ed arresti per i trasgressori che violeranno il “divieto di allontanamento dal comune o dall’aerea interessata”.  Restano aperti, invece, farmacie e supermercati, che sono state completamente saccheggiate.

Molti, troppi, sicuramente si staranno domandando: che importa se ci sono stati mille provvedimenti, precauzioni e controlli rigorosi se la falla nel sistema c’è stata?

Quello che non si riesce a capire, però, è che il rischio zero NON esiste, che le disgrazie esistono e che bisogna imparare a fare i conti con queste.

Bisogna ancor di più gestire l’ansia e la psicosi collettiva che sta dilagando sempre di più, e pretendere serietà da chi abbiamo messo a governare. La comparsa di casi e di trasmissione in Italia era assolutamente prevedibile e probabilmente inevitabile.

Prima che fosse dato l’allarme, e fossero bloccati i voli da e per la Cina, arrivavano solo a Fiumicino tre voli al giorno da Wuhan, e indipendentemente da quelli, milioni di persone sono usciti dalla città prima del lockdown. Ciò sicuramente non ha impedito, tramite voli indiretti, di far muovere queste persone. Rendendo la situazione ancora più difficile da controllare.

Prevedibile, ancor di più, è che l’importazione del virus avvenisse tramite contatti e contesti di business, come negli altri paesi Europei, e non di immigrati cinesi. Ciò ha scatenato solamente panico e razzismo (latente) verso chiunque fosse di nazionalità cinese. Distogliendo l'attenzione dalle vere ed uniche avvertenze che era importante seguire: “Tutti devono mettere in pratica le stesse misure igieniche raccomandate per l'influenza. Chi torna dall'Oriente, per un paio di settimane eviti baci, abbracci e cene con gli amici. Chi sta male chiami il 112 o 118 e non vada in pronto soccorso. Dite subito al personale sanitario se potete avere avuto contatti diretti o indiretti con qualcuno tornato dalla Cina” (quando il virus era ancora solo là).

Ora ciò che bisogna fare è prendere d'esempio gli altri Paesi europei che davanti al loro focolaio non hanno dichiarato la fine del mondo, o gridato ai quattro venti “moriremo tutti”, né hanno chiesto a tutti i cittadini di rinchiudersi in casa; ma hanno proseguito con la loro vita normale prendendo le giuste norme precauzionali.

Ciò che hanno invece fatto è stato quello di implementato serie e severe ricerche di contact tracing isolando solo chi aveva sintomi, insieme ai loro contatti stretti. Cosa che certamente si sta facendo anche in Italia. Inoltre hanno anche potenziato i servizi di pronto soccorso creando percorsi privilegiati e aree di isolamento.  

Perciò, per quanto il virus possa fare ovviamente paura, dato l’elevato contagio, esso è letale unicamente nel 2% dei casi, caratteristica denotabile dal fatto che più di 20000 persone sono effettivamente guarite.

Dubitate quindi delle fake news ed informatevi sulla veridicità dei fatti tramite il sito del Ministero della salute. Perché sul terrore e sulle suggestioni delle persone si può fare effettivamente un bel business, e i mass media del paese stanno dando un contributo a questo. Per non parlare di mascherine e gel per le mani che sono diventati introvabili o acquistabili a prezzi stratosferici; ma si sa…c’è chi ci mangia sulla disperazione della gente.

Allo stato attuale il consiglio è quello di continuare a seguire la situazione con attenzione e serietà, senza sottovalutare il rischio, ma senza gridare alla catastrofe. Abbiamo ancora davanti diversi possibili scenari, ma ciò che conta è MANTENERE LA CALMA. L’epidemia può essere ancora arginata e rallentata seguendo alcune disposizioni igieniche e preventive.