
El Niño continua a rafforzarsi nel Pacifico e gli scienziati guardano con crescente attenzione ai prossimi mesi. Il fenomeno climatico potrebbe raggiungere un'intensità eccezionale entro la fine del 2026, con ripercussioni sulle temperature e sulle precipitazioni in numerose aree del pianeta e un aumento del rischio di eventi meteorologici estremi.
Le previsioni dell'Organizzazione meteorologica mondiale indicano una probabilità vicina al 100% che El Niño persista almeno fino a febbraio 2027. A favorirne l'ulteriore intensificazione sono le temperature particolarmente elevate delle acque del Pacifico tropicale. Secondo le proiezioni stagionali, l'anomalia media nella regione Niño 3.4 potrebbe raggiungere circa 3,6 gradi tra settembre e novembre, con il picco atteso tra novembre e dicembre.
Numeri che hanno portato alcuni esperti e mezzi di informazione a utilizzare espressioni come “super El Niño” o addirittura “Godzilla El Niño”. Si tratta però di definizioni giornalistiche e non di categorie scientifiche ufficiali: l'Organizzazione meteorologica mondiale classifica gli eventi ENSO come deboli, moderati, forti o molto forti e non utilizza il termine “super El Niño”.
El Niño è un fenomeno naturale caratterizzato dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Questa enorme massa di acqua più calda modifica la circolazione atmosferica e può avere conseguenze a migliaia di chilometri di distanza, alterando piogge, temperature e regimi dei venti.
Il problema, questa volta, è anche la sovrapposizione con il riscaldamento globale. Un El Niño particolarmente intenso trasferisce ulteriore calore all'atmosfera in un pianeta che presenta già temperature elevate. È proprio questa combinazione a far crescere la preoccupazione per il 2027 e per la possibilità di nuovi record termici globali.
Gli effetti non saranno però uguali ovunque e non è possibile prevedere una sequenza certa di “catastrofi”. El Niño può aumentare la probabilità di siccità in alcune regioni e di precipitazioni eccezionali e alluvioni in altre, oltre a favorire ondate di calore. Intensità e localizzazione degli eventi dipendono anche dalla stagione e dall'interazione con altri meccanismi climatici.

Le conseguenze possono estendersi ben oltre il meteo. Siccità e piogge estreme possono compromettere i raccolti, mettere sotto pressione le risorse idriche e incidere sui prezzi dei prodotti alimentari. Anche trasporti, produzione di energia, salute pubblica e catene commerciali internazionali possono risentire indirettamente delle anomalie climatiche.
Per l'Europa e l'Italia il quadro è più complesso. L'influenza di El Niño è meno diretta rispetto a quella osservata nel Pacifico, in America Latina o nel Sud-est asiatico e non permette di stabilire automaticamente quale sarà il tempo nei prossimi mesi. Le proiezioni indicano possibili ripercussioni anche sul continente europeo, ma con un livello di incertezza maggiore e con la necessità di considerare contemporaneamente altri fattori atmosferici e oceanici.
L'Organizzazione meteorologica mondiale ha intanto rafforzato il coordinamento con i servizi meteorologici nazionali e i sistemi di allerta precoce. L'obiettivo è preparare governi e popolazioni agli scenari più rischiosi, soprattutto nelle aree maggiormente vulnerabili a inondazioni, siccità e caldo estremo.
Il punto più delicato arriverà negli ultimi mesi del 2026, quando El Niño dovrebbe raggiungere la massima intensità. Solo allora sarà possibile capire quanto questo evento sarà eccezionale rispetto ai precedenti e quale impronta lascerà sul clima mondiale del 2027. Quello che gli scienziati considerano già molto probabile è che il fenomeno sarà molto forte e che i prossimi mesi richiederanno un'attenzione particolare agli eventi meteorologici estremi.
@Redazione Sintony News