Caso Liliana Resinovich, trovato il Dna di un uomo sconosciuto sui vestiti
Speaker: Massimo
Un profilo genetico maschile ancora senza identità, tracce di materiale biologico su diversi oggetti personali e nuovi interrogativi sul luogo della morte. Emergono elementi importanti dalle ultime perizie sul caso di Liliana Resinovich, la donna di 63 anni scomparsa a Trieste nel dicembre 2021 e ritrovata senza vita alcune settimane dopo.
Gli specialisti incaricati dal giudice per le indagini preliminari hanno individuato tracce di Dna attribuibili a uno stesso uomo sconosciuto sui jeans della vittima e su uno dei sacchi neri nei quali era stato rinvenuto il corpo.
La scoperta potrebbe aprire nuove prospettive investigative, anche se al momento non è possibile stabilire a chi appartenga il materiale genetico, quando sia stato depositato e quale relazione possa avere con la morte della donna.
La relazione è stata elaborata dai periti Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi, incaricati dal gip di Trieste Flavia Mangiante di approfondire diversi aspetti ancora irrisolti della vicenda.

Gli esami hanno interessato numerosi reperti, tra cui indumenti, sacchi di plastica, cordini e oggetti personali appartenuti a Resinovich.
Oltre al Dna rinvenuto sui pantaloni e su uno dei sacchi, sono emerse altre tracce genetiche maschili non identificate.
In particolare, sul cordino utilizzato per tenere insieme alcune chiavi sono stati individuati due profili genetici complessi, riconducibili alla presenza di materiale biologico di un soggetto maschile sconosciuto.
Diverso il risultato degli accertamenti sul cordino trovato attorno al collo della donna, sul quale è stato rilevato esclusivamente Dna appartenente a Liliana.
L’identificazione del profilo maschile rimane uno degli aspetti sui quali potrebbero concentrarsi i prossimi approfondimenti.
Un altro elemento significativo riguarda le calzature della vittima.
Secondo quanto accertato dai periti, sulle suole non sono state trovate tracce del terreno presente nell’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, dove il cadavere fu scoperto il 5 gennaio 2022.
La circostanza alimenta gli interrogativi sugli ultimi spostamenti della donna e sulla possibilità che il corpo sia stato trasferito nel luogo del ritrovamento.
È questa l’interpretazione sostenuta dall’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Sergio Resinovich, fratello della vittima, secondo il quale gli accertamenti rafforzerebbero l’ipotesi di una morte avvenuta altrove.
Si tratta tuttavia di una valutazione della parte civile: l’assenza di terreno sulle scarpe, considerata isolatamente, non permette di ricostruire con certezza quanto accaduto.
Sulle suole sono state inoltre rilevate particelle di zirconio, materiale che può essere presente anche negli strumenti abrasivi utilizzati per affilare i coltelli.
Il confronto con il laboratorio del marito della donna, Sebastiano Visintin, non ha però fornito elementi scientifici sufficienti per stabilire un collegamento tra le scarpe e quell’ambiente.
Gli esperti hanno esaminato anche il giubbotto indossato da Visintin il giorno della scomparsa della moglie, confrontandolo con il giubbotto e la borsa di Liliana.
Dalle analisi è emersa una compatibilità riconducibile a un contatto tra gli oggetti esaminati.

Il dato dovrà essere interpretato nel contesto complessivo dell’inchiesta, tenendo conto anche del fatto che i coniugi vivevano nella stessa abitazione.
Visintin rimane l’unico indagato per l’ipotesi di omicidio, ma le nuove analisi genetiche non hanno individuato elementi direttamente riconducibili a lui sui reperti più significativi, tra cui il cordino trovato attorno al collo della donna.
La sua posizione resta dunque al vaglio degli inquirenti e non è stata accertata alcuna responsabilità penale.
Liliana Resinovich scomparve da Trieste il 14 dicembre 2021. Il suo corpo venne ritrovato il 5 gennaio 2022 in una zona verde nei pressi dell’ex ospedale psichiatrico cittadino, avvolto in sacchi di plastica.
Le prime indagini avevano preso in considerazione l’ipotesi del suicidio, ma successivi approfondimenti medico-legali hanno portato a rivalutare le circostanze della morte.
La seconda autopsia, affidata alla professoressa Cristina Cattaneo, ha introdotto elementi compatibili con l’ipotesi di omicidio, contribuendo a imprimere una nuova direzione all’inchiesta.
A quasi cinque anni dalla scomparsa, restano ancora da chiarire diversi aspetti fondamentali: cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita della donna, dove sia morta e quale significato attribuire alle tracce rinvenute sui reperti.
Le conclusioni dei periti saranno esaminate nell’udienza fissata per il 30 ottobre davanti al giudice per le indagini preliminari di Trieste.
In quella sede potranno essere approfonditi i risultati delle analisi e le eventuali osservazioni dei consulenti delle parti.
L’attenzione si concentrerà soprattutto sull’identità dell’uomo al quale appartengono le tracce genetiche, sull’assenza di terreno sulle scarpe e sui possibili collegamenti tra i diversi reperti.
I nuovi risultati non risolvono ancora il mistero della morte di Liliana Resinovich, ma aggiungono elementi che gli investigatori dovranno valutare per ricostruire quanto accaduto.
@Redazione Sintony News







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