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6 Febbraio 2020

Cina: pena di morte per chi diffonde il virus

La corte dura nelle pene, sulla scia di un virus che continua a preoccupare, intanto chiede all'Italia comprensione

In Cina si cominciano a prendere le prime precauzioni anche in campo giudiziario e l’Alta Corte di Heilongjiang decide di usare il pugno di ferro: 7 anni di carcere per chi rifiuta la quarantena e pena di morte per chi diffonde internazionalmente il virus così si tranquillizzano anche gli altri governi dei Paesi ed è chiaro l’invito all’Italia: “Sia ragionevole e comprenda gli sforzi del nostro governo”. Inoltre, si combatterà duramente chi diffonderà il traffico di farmaci contraffatti. Intanto i primi provvedimenti riguardano il dirigente della Croce Rossa, che è stato licenziato con l’accusa di negligenza nella gestione dei pazienti ricoverati durante l’emergenza del Coronavirus. Ancora Pechino ha ordinato alle compagnie aeree di non sospendere i voli da e per i Paesi stranieri che non abbiano espressamente imposto un divieto ai viaggiatori cinesi. Ancora il governo rimarca l’aiuto promesso dagli Stati Uniti e spera che tali aiuti e finanziamenti per contrastare l’emergenza arrivino il prima possibile. Continuano le raccomandazioni per l’Italia che continua a creare allarmismi ingiustificati. “Speriamo che la parte italiana faccia una valutazione obiettiva, giusta, calma e razionale dell’epidemia”.

@Margherita Pusceddu