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17 Agosto 2019

Movimento del fare. Se Briatore scende in politica

L'imprenditore lancia il «Movimento del fare», formato da imprenditori che dovrebbero mettersi al servizio dell'Italia «gratis»

Ci mancava solo lui.
Nel pieno della crisi di governo, scende in campo pure Flavio Briatore. Adeguandosi allo stile dei tempi, lo fa con un post su Instagram: «In questo momento così critico e confuso per il Paese Italia, ormai alla deriva, mi faccio avanti con una proposta forte e concreta, Il Movimento del Fare», scrive ai suoi 700 mila follower su Instagram.

Nelle sue intenzioni sarà un movimento «totalmente indipendente» e «formato da imprenditori e professionisti di successo». L’obiettivo è in fondo lo stesso sbandierato da tutti i partiti: «Aiutare a far ripartire il Paese, creando lavoro e attirando gli investimenti».

Il «programma» prevede una «drastica riduzione del cuneo fiscale, cantieri aperti, riforma della giustizia, abolizione del reddito di cittadinanza, lavoro ai giovani e Turismo come eccellenza del Paese».

Da attento osservatore della realtà italiana, Briatore piazza alla fine del post un tocco populista: i professionisti e gli imprenditori del Movimento del fare lavoreranno «gratis» (in maiuscolo). Il modo più furbo per superare senza freccia i grillini e la loro lotta anticasta.

Il giorno dopo, l’imprenditore titolare di diversi resort di lusso inizia a solleticare i suoi «potenziali elettori» e si lamenta per i prezzi di EasyJet da Olbia a Milano: «Due adulti e un bambino, 1.580 euro solo andata. Con la stessa cifra vai a New York, e poi ci lamentiamo che la Sardegna é vuota».

Difficile interpretare il pensiero politico di Briatore. L’uomo, che in passato ha votato liberale, ha detto più volte di non votare da anni, e di non riconoscersi  in alcuno schieramento. Ha sostenuto il referendum costituzionale di Matteo Renzi del 2016, è stato grande amico di Berlusconi ed è grande estimatore di  Trump: «Donald ha un talento impareggiabile», ha detto. «Lo conosco dagli anni Novanta, penso di essere stato il primo a portarlo in Europa».