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10 Agosto 2019

#OdiareTiCosta. Rendiamo il web un posto migliore

Nasce in Italia la prima campagna di assistenza legale per le vittime di odio online. In cinque giorni circa diecimila segnalazioni

L’odio ha i giorni contati. Almeno online. Arriva in Italia la prima campagna che offre assistenza legale a chi è vittima di violenza sul web. Commenti diffamatori, cyberbullismo, hate speech, calunnie, minacce.

Come quelle che subisce quotidianamente Cathy La Torre, avvocato bolognese e attivista lgbtq, fondatrice insieme alla filosofa Maura Gancitano (associazione Tlon), di Odiare Ti Costa.

«Sono vittima ogni giorno di odio in rete», spiega La Torre. «E da 14 mesi assillata da uno stalker che mi minaccia di morte nei modi più impensabili. Non ho mai ottenuto alcuna “giustizia” per tutto questo odio che mi riversano addosso, ma nessuno pensa mai alle conseguenze. Sono stata sotto protezione per mesi, da quattro anni la mia salute ha avuto un crollo incredibile tanto da aver abbandonato la politica nelle istituzioni».
 

Così è nata Odiare Ti Costa, «dall’esasperazione di non poter più abitare liberamente gli spazi virtuali». In cinque giorni, il team di Odiare Ti Costa ha ricevuto circa diecimila segnalazioni di odio in rete. Una vera e propria valanga di richieste d’aiuto che hanno finalmente trovato voce.

Davanti al computer, a esaminare ogni singolo messaggio che arriva c’è un pool di avvocati e informatici che lavora h24 a titolo volontario e spiega alle vittime cosa possono fare per tutelarsi. «Chiediamo alle vittime di odio in rete di inviare il link del post che contiene uno o più commenti d’odio alla mail: odiareticosta@gmail.com», continua La Torre. «C’interfacciamo direttamente con le piattaforme social per chiedere la rimozione di quei contenuti d’odio. Ci attendiamo che le grandi aziende del digitale si impegnino insieme a noi e diano un contributo concreto alla campagna che non può restare solo sulle spalle di volontari».

Già numerosi volti noti hanno sposato la campagna e ci hanno messo la faccia. Come la scrittrice Michela Murgia. «Questo linguaggio fa male e inquina gli spazi dove tutti abbiamo il diritto di stare ed esprimerci. “Ti auguro lo stupro” non è un’opinione. “Ti auguro la morte” non è un’opinione, sono reati e da questo momento è possibile segnalarli».

Dopo aver esaminato ogni caso il team di Odiare Ti Costa farà scattare una richiesta di risarcimento per le offese ricevute. «Questa campagna per me ha un valore politico, culturale e fattivo immenso. Significa essermi liberata di questo peso che porto dentro da anni, io per prima vittima di odio in rete quotidianamente. Ha significato poter dire, ora basta, ora ci riprendiamo quello spazio che ci avete sottratto e lo rendiamo un posto abitabile».

Guarda il video: Michela Murgia per #odiareticosta