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13 Luglio 2019

I concerti? Allungano la vita e rendono pił felici

Aiutano a sentirsi meglio, a esser parte di una tribł accomunata da riti e codici. E allungano anche la vita. Parola di scienza!

La musica consolatoria e salvifica. E i concerti sono la sua parte più entusiasmante. 

Kurt Cobain, che non era proprio un animale da palco, diceva: «Suonare dal vivo, è la forma più primordiale possibile di scambio di energia»

Jim Morrison, che invece animale da palco lo era per davvero, era solito ripetere quanto salire sul palco lo esaltasse: «La gente va ai concerti rock perché le piace sentirsi una folla. Dà una strana sensazione di potenza e sicurezza. Rafforza il loro trip»

Interpretazioni pittoresche? Chiedetelo ad un fan, andar per concerti aiuta a sentirsi meglio, ad esser parte di una tribù accomunata da riti e codici.
Un cerimoniale laico dove le canzoni sostituiscono salmi e liturgie. Se poi la scienza ci dice che andare a concerti aiuta, addirittura, ad allungare la vita, c’è un motivo in più per affollare stadi, palazzetti e arene.

Patrick Fagan, docente associato di Scienze Comportamentali presso la Goldsmith’s Universityha realizzato una ricerca commissionata da O2 i cui risultati hanno dimostrato che assistere ad un concerto per almeno venti minuti aumenta il benessere del 21%. Lo studio ha inoltre dimostrato che chi va ai concerti almeno una volta ogni due settimane, sarà più felice, appagato, produttivo e sicuro di sé.

Così, oltre ad alleggerire le nostre giornate, lenire lo stress o accompagnare i momenti di piacevole relax, che la musica aiuti a farci stare bene lo dicono numerosi studi, che dimostrano come ascoltare o fare musica faccia bene alla salute, sia mentale che fisica, stimolando il sistema immunitario, riducendo ansia e stress e, addirittura, prevenendo il declino cognitivo e la demenza. «Se mettiamo insieme tutte le ricerche insieme a quella voluta da O2, ci rendiamo conto che la prescrizione di un concerto ogni due settimane potrebbe consentire a chiunque di vivere una decina d’anni in più», ha concluso Fagan. 

Bene allora, non è escluso che in futuro saranno i medici stessi a prescriverci un bel concerto ogni tanto!